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L’arte contemporanea è come un grande uccello che usa indifferentemente colori criptici e colori fanerici per emblematizzare la sue livrea. Arte come criptostoria sull’estensione dei simboli e arte panergetica sulla modificazione dei segni. Al geroglifico più indecifrabile, al linguaggio nascosto, al segnale sotterraneo, corrisponde il massimo di energia introdotta nell’opera. Queste proporzioni non riguardano, naturalmente, i canoni dell’istituzione estetica, ma concernono l’atteggiamento ritualistico che è andato sviluppandosi e precisandosi nei settori della ricerca.
Societariamente, oggi si possono ritrovare aspetti non dissimili nel crescente interesse per l aparte esoterica della cultura, per la fascia del mistero, per la faccia necessariamente nascosta della luna, che la moderna tecnologia sta impietosamente svelando. L’aumento parossistico della nostra attività intellettuale, la grande elasticità acquisita dai meccanismi trasmettitori e ricettori, sia propri sia artificiali, ci conduce, ci spinge, quasi ci forza verso quella condizione regressiva della coscienza che può assorbire le scariche, le tensioni troppo forti derivate dalla continua concentrazione logica necessaria per seguire le regole polisensiche e infrangibili della nostra società. La coscienza di questa regressione, dopo essersi verificata nella sfera dell’espressione dovrà attuarsi anche nell’ambito del nostro rapporto con la natura. Come tutti ormai sanno, la natura è intaccata e stravolta in modo molto rilevante oltre che nel cuore del suo ecosistema stesso, anche nella definizione della sua topologia.
Niente della natura ci è ormai incomprensibile e, se questa chiarezza conoscitiva ci ha affrancato da retaggi socialmente arcaici, ha rimosso il fascino particolare che deriva proprio dall’ignoto, dallo sconosciuto, uniche dune con cui la coscienza sente valga ancora la pena misurarsi, perché queste segrete immaterialità non ci vincolano ad una determinata elaborazione di idee consequenziali e completamente rationali.
Nel senso di tale regressione (un cammino rovesciato che prenda coscienza di luoghi in conoscibili non come segreti da svelare, ma come miniere di forze, ritmi e dissonanze creative, come avevo teorizzato dal 1977 in alcuni lavori dedicati al mio work in regress) ho aderito all’invito di Carlotta Strobele ad operare, insieme con altri artisti, con la natura, in uno spazio di natura per la manifestazione che è poi diventata Arte Sella 86. Il mio progetto riguardava le forze lente esistenti in natura, che si manifestano con un tempo cosi dilatato da risultare quasi invisibili per l’uomo. Tali forze sono, per esempio, quelle che regolano la deriva dei continenti, lo slittamento dei ghiacciai, lo spostamento dell’asse terrestre dall’asse dell’eclittica, da cui nasce la processione degli equinozi
.. Per visualizzare praticamente questa ricerca ho scelto la crescita degli alberi d’alto fusto poiché, se la forza che regola l’accrescimento si esplica con velocità diverse a seconda del ciclo vitale cui si riferisce, per i grandi alberi come pini, abeti, olmi, quercie, faggi, tale crescita può essere validamente misurata, senza mezzi tecnologici, solo con il ricordo generazionale. Dopo aver assemblato quattro grandi insetti con legni di recupero boschivo e con attrezzi agricoli in disuso trovati dai contadini nei terreni circostanti, li ho fatti assicurare con le loro attrezzature e la loro abilità a questa inconsueta richiesta, fissando i tiranti il più vicino possibile alla cima di quattro grandi alberi ai confini di una piccola radura vicino alla casa che ci ha ospitati durante tutta la manifestazione.
Il lavoro, in questo senso, risulta solo teorico perché, praticamente, gli insetti non potranno sollevarsi da terra trascinati dalla crescita degli alberi per molte ragioni tecniche che qui sarebbe troppo lungo elencare, tuttavia, seduti nella piccola capanna che ho costruito per congiungere con la terra i rami più bassi di un olmo secolare, ci si poteva immaginare, con uno spostamento temporaneo lunghissimo, di vedere sospesi a volo basso gli insetti, ognuno sotto il suo albero-guida ancora cresciuto, ancora più vicino all’alto del cielo.
Possiamo a questo punto chiederci: Esiste nell’arte contemporanea una priorità del significato rispetto alla forma? Anche se oggi non potrei rispondere in senso completamente affermativo, posso sostenere che la comprensione della forma non sottintende o esaurisce la conoscenza del contenuto perché, se l’attività creatrice dell’opera d’arte deriva da una serie di matrici originariamente indipendenti,
. con una ridondanza simultanea fuori sistema (E.H. Gombrich), dalla forma intelleggibile (o inintelleggibile) deriveranno vari livelli di lettura non riassumibili ad una sola idea, che saranno tutti ugualmente utili per l’economia dell’opera.
L’importante è fare in modo che le passioni, i conflitti e tutto ciò che parte dal nostro privato assumano rilevanza artistica, assorbiti dalle forze invisibili, lente, regressive, anche misteriose e insondabili, dalle quali sia bandito ogni residuo di sentimentalismo, forze che siano in grado di coinvolgere e coibentare il vissuto come facoltà di risonanza del simbolo. E proprio nelle acque profonde della rappresentazione simbolica, del confronto e della ricerca metaforica andranno cercate, oltre i limiti del segno, fondato su convenzioni spesso innaturali, le tracce di quelle forze che prescindono dalla rassicurante quotidianità della ragione.
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