archivio (1990)
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Heidi Grundmann
Artisti arrivano, trovano un luogo di lavoro in un parco tra i monti, lasciato il più possibile allo stato naturale, con una casa, accanto ad una strada stretta, nelle vicinanze di un semplice albergo con campo da tennis, accanto ad un torrente ora asciutto, ma a volte dopo i temporali, al disgelo- colmo d'acqua, che trascina con sé, levigandoli, pezzi di legno e pietre.
Un prato, bosco, cespugli ...un paesaggio simile a quello delle estati d'infanzia delle generazioni precedenti. Quindi artisti arrivano, oltre a loro alcuni collaboratori: di loro si prende cura un gruppo di persone amanti dell'arte, che hanno dato vita a tutto quanto, sfruttando se stessi, che credono profondamente nell'incontro. L'incontro degli artisti tra di loro, l'incontro degli artisti con i visitatori, soprattutto con quelli locali, l'incontro personale con l'arte.
Un tema specifico per Arte Sella 90 non c'era. Ma la dicotomia "Arte/Natura" veniva proposta dalle circostanze e da esse ricavava sfaccettature impreviste: Natura non era più tanto il terreno chiaramente già modellato dall'uomo. Natura era molto di più: la forza ormai affievolita del sole di settembre, che non ha fatto crescere l'erba così velocemente come avrebbe richiesto la data di apertura; Natura erano i processi chimici non esattamente calcolabili di un mucchio di letame; e Natura era la forza dell'acqua che, in caso di pioggia, avrebbe riempito il letto del torrente -tre volte luogo d'arte -e che nel frattempo ha completamente modificato o trascinato con sé le opere d'arte, cosa che non doveva però accadere prima della partenza dei partecipanti all'inaugurazione...
Nella zona, per altro non molto estesa, di ARTE SELLA 1990 è nato un microcosmo di atteggiamenti artistici diversi. Ciò si è rivelato nei diversi procedimenti di lavoro impiegati -da quelli medioevali a quelli più attuali -che in alcuni casi hanno comportato strapazzi fisici. Dal paziente accumulo di letame, alla pulizia di tratti di bosco percorsi da radici, la sistemazione di cavi e lampadine, la raccolta, il trasporto, l'accatastamento, la disposizione di rami -con l'aiuto di tutta la famiglia -, la martellatura di lastre di rame, lo scavo di buche nel terreno e il versamento di resina sintetica nelle loro sagome (l'artista in tuta da lavoro e con maschera protettiva: un'immagine strana e minacciosa in un paesaggio tranquillo), dalla costruzione all'installazione di cassette di legno simili a quelle dei martiri, attraverso la fotografia, la misurazione, la costruzione con rami e fogliame, fino alla paziente creazione sulla carta e all'aiuto dato dai pigmenti ricavati da un precedente lavoro di settimane con sassi di torrente...
Il lavoro creato con le mani, il lavoro "manuale" non sono sembrati mancare nell'arte di ARTE SELLA rispetto a quanto si dice generalmente dell'arte nell'età elettronica postindustriale. Per alcuni artisti comunque il lavoro mostrato ad ARTE SELLA era solamente un passaggio intermedio dell'opera, sulla via degli interni dell'industria artistica, le gallerie, i musei con i loro cataloghi, dove dovrebbe arrivare a compimento. Altre artiste si sentivano visibilmente a proprio agio nell'ambiente esterno di progetti come ARTE SELLA- -piccola e semplice variante di parchi-scultura, "art park", simposi di scultura, ecc. -, il lavoro è stato completato sul luogo e una volta eseguito è stato abbandonato alla naturale decadenza, o scomposto nelle sue componenti; ciò che rimane è la documentazione. Artisti invece, il cui lavoro consiste in gran parte in interventi concettuali in contesti non preconfezionati dall'industria dell'arte e che hanno a che fare volentieri con la pubblicità di processi, avevano chiaramente delle difficoltà nel rispondere al carattere di una mostra in ambiente esterno, sottolineato ad ARTE SELLA dalla durata e dalla struttura della manifestazione: operazioni di questo tipo richiedono un concetto dell'arte e dell'opera che non è basato tanto sull'eternità quanto, piuttosto su un momento determinato e predetto della ricezione. Quando appaiono il pubblico, la stampa, i fotografi, 1'opera dovrebbe essere per cosl dire in piena fioritura artistica. Cosl come un pezzo teatrale deve essere pronto, finito ad un certo punto della rappresentazione... Dopo lo spettacolo, pubblico, critici, fotografi e alla fine anche gli artisti riprendono il cammino...
E stato un caso che in me siano rimasti impressi quasi nella stessa misura il ricordo delle sculture e delle installazioni delle singole artiste di ARTE SELLA. lo stessa non ero presente alla "vernice" di Arte Sella e non ho nemmeno potuto vedere il pezzo della KOINE', ma ho avuto la fortuna di assistere al processo di formazione delle diverse e così differenti sculture e installazicni, e per alcune di loro anche al punto in cui l'opera era pronta, finita per il grande momento della ricezione da parte di visitatori, critici, fotografi... e il ricordo di un breve prova della cooperativa culturale KOINE' ("Linguaggi per lo spettacolo" è il loro motto): in un grande prato deserto sotto un cielo blu tra i monti, si esponevano alla chiara luce del sole autunnale frammenti quali un cerchio d’acqua azzurra, suoni spaziali, attori/ballerini in costume, atteggiamenti, costellazioni, che non potevano essere altrimenti, un quadro di penetrante poesia visiva.