archivio (1992)
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Marc Babarit & Gilles Bruni
“Le nasse: intrappolara un’isola per ritrovarcisi”: pietre, rami, arbusti, foglie, sabbia, fascine, spago.
Come è nostra abitudine, anche questa volta abbiamo creduto necessario immergerci completamente in quello che diventerà il fermento dell’installazione: desideri, immagini che nascono dalle possibilità del luogo e che sono al luogo stesso destinate. Qui nel torrente una costellazione di immagini ci ha orientato verso l’installazione delle “nasse”: un’isola incastonata in un avvallamento, l’immagine di un letto-culla, di una barca, come le variazioni delle “cavità” richiamano la presenza dell’acqua.
In questo spazio prescelto dovevamo tentare di trovare un “terreno d’intesa”. L’isola ci è apparsa come una “terra di nessuno”, originata dal torrente.
Installare per noi vuol dire occupare, rivendicare un territorio del quale ci appropriamo per un certo periodo per poter praticare la nostra arte, instaurando così un rapporto singolare fra noi. Convergenza di interessi svelati dalla quasi-simmetria formale data dalla ripartizione degli spazi e divergenza originata da ogni condizione sociale che fa di noi attori di un fare che si vuole sempre differente da quello degli altri.


Concetto
di Jae Eun Choi
La mia arte viene creata quando Natura e Arte vengono assorbite contemporaneamente e assumono una forma di dimensioni diverse.
Essa ha rapporti con il Tempo e lo Spazio e tutto ciò che in essi esiste. Ecco perché la mia arte non è fissata ma viene estesa come la propagazione di ogni essere vivente. Tale propagazione è coesistenza di Natura e Arte, e può essere anche il futuro.



Giuliano Mauri
Costruzioni di prototipi esemplari per grande progetto di Cattedrale da costruirsi nell’alta Valle di Sella.


Fasi di vita
di Alan Sonfist
1. Frammenti di paesaggio
Sculture con frammenti di paesaggio sono state create attraverso il mondo. In ogni luogo trovo un simbolo speciale per iniziare l’opera d’arte.
Srotolo la tela. Raccolgo frammenti di paesaggio da terra, li rimetto sulla tela nella stessa loro posizione originaria e precisa.
Queste tele rimangono nel paesaggio affinché gli oggetti scelti vengano modificati dalle condizioni naturali e col tempo ritornino sommersi nella natura.

2. Tracciando un paesaggio naturale
I frammenti dorati dei rami e delle foglie registrano un momento fisso per mantenere il tempo; è una registrazione infinita del paesaggio continuo.

3. Cerchi di vita
La colonna dorata al centro simboleggia gli alberi in pericolo a causa del tempo passato.
La colonna è circondata da una giovane foresta che simboleggia la crescita potenziale di quell’area.
Nel prossimo secolo la colonna dorata scomparirà dentro la nuova foresta.


Nils Udo
Radura – Piante
Sequenza in cinque parti.
Dal centro della radura far ruotare la macchina fotografica sul suo asse e fotografare le piante intorno.

Entrata
Foglie di castagno domestico e aghi di pino.
Cinque mezze infiorescenze di robinia sospese nell’acqua.


Performance
di Stuart Brisley
Da quasi vent’anni è tra i più famosi performers europei.
Un tema importante nel suo lavoro sono sempre state le condizioni di vita delle persone disagiate – minatori, mendicanti ecc. – con le quali ha vissuto spesso per lunghi periodi, Sovente pone queste esperienze alla base delle sue performances, senza riproporle però in modo realistico.
La sua performance a Olle è un processo che egli condurrà per tre giorni, ogni volta per due ore.
Non si tratta di una rappresentazione con un inizio e una fine precisi.
Per capire il tipo di processo è meno importante seguire una sola volta tutte e due le ore che essere presenti per un certo periodo nei vari giorni.


Installazione eolica e microscultura
di Mario Ciccioli
C’è un bel prato ampio nella valle ed è lì che ho fatto la mia installazione.
Immaginate le due finestre più alte di una costruzione a tre piani dalle quali ci si affaccia fissando un punto (la cima di un abete rosso) che si trova a circa 250 metri dall’altra parte del prato, dove gli alberi cominciano a salire.
“Collegare” materialmente questi due punti dello spazio con lunghi fili di nylon è già un gioco per me appassionante.
A metà lunghezza verrà legata e poi sospesa in aria dalla tensione dei fili una forma di legno compensato e faggio dalla quale usciranno suoni eolici (prodotti dal vento che fa vibrare i fili stessi). Suoni evocativi di grandi spazi, delle grandi distanze che percorre il vento, cori lontani che passano sulle nostre teste, fra i nostri capelli. Suoni sempre più percepibili mentre ci avviciniamo all’oggetto sospeso in aria.
Sotto, un cerchio delimitato da 16 paletti di castagno, dove l’erba non è stata falciata. Nel centro di questo recinto mundum, un tronco posto verticalmente sul quale verrà appoggiata una microscultura in pietra di talco (12 millimetri) raffigurante la faccia di un uomo che ha vissuto la propria vita a stretto contatto con la natura, vivendo dei suoi boschi, dei suoi fiumi, della sua poesia. Quell’uomo l’ho conosciuto, si chiamava Omero Quarantotto. Era uno degli ultimi poeti contadini della mia terra, la Tuscia. Mio “maestro di natura”, eravamo amici. Sono già dieci anni che Omero non c’è più, ma la sua energia mi è ancora trasmessa attraverso la memoria che ho di lui.
Gli dedico questo lavoro e questi giorni sereni passati qui in Val di Sella.


Del disorientamento
Giardini Pensili - Giorgio Agamben, Isabella Bordoni, Guido Guidi, Roberto Paci Dalò
Il progetto Del disorientamento prevede la realizzazione di una serie di opere e attività in Italia e all’estero. Verranno presentati: allestimenti teatrali, concerti, mostre e installazioni, opere radiofoniche, pubblicazioni editoriali e discografiche, conversazioni ed eventi.
Con la direzione di Isabella Bordoni e Roberto Paci Dalò, Giardini Pensili si è caratterizzato dalla metà degli anni Ottanta per la realizzazione di un ampio progetto che ha coinvolto artisti e studiosi sviluppando una riflessione sul paesaggio e il tempo, sul rapporto tra tecnologia e natura, sul suono e la sua relazione con la scrittura. Forti punti di contatto con il pensiero e l’opera del filosofo Giorgio Agamben e del fotografo Guido Guidi hanno motivato l’urgenza di un progetto comune.


Earth Breath (Il fiato della terra)
Un omaggio ai popoli indiani
di Alain Gibertie
Ogni paio di ciottoli (strumenti musicali) indica la postazione di uno spettatore.
Tateouari è il dio degli indiani Huitchols (Messico) e rappresenta il Sole, il Fuoco Sacro, il Fuoco, il Grande Padre.
Farina: quando i bianchi arrivarono a Uepastûkûlau (Quebec) offrirono agli indiani fucile e farina. In questo posto vivevano i Montagnais, gli Uroni, i Mohawks.
Nel Nord del Quebec ho “abitato” una foresta dove vissero, felici nella loro terra, gli Uroni; essa si chiama, e io la chiamerò sempre, “Sautauriski”, la foresta che piange.
Questa immensa foresta è attraversata da “Lackdaweole”, il fiume che viene da lontano; in questo fiume, ancora oggi, i salmoni vengono a morire per donare la vita.

La vacca ha un bel tirare il carro
Il contadino ha un bel tirare la vacca
Il seme germinerà sempre

(Da L’infinito come nuova gabbia)


Terry Fox & Claudine Denis
La Malga Sette Selle si trova a circa 2000 metri di altezza, ai margini del gruppo del Lagorai. La stalla, lunga quasi 60 metri, è stata ricostruita in stile tradizionale qualche anno fa. Le pareti sono formate da grandi pietre naturali, il soffitto è perlinato.
Per tutta la lunghezza del locale interno Terry Fox tende due lunghe corde di pianoforte. Lentamente, nella loro lunghezza, con le dita le fa suonare: ne deriva un tono potente e voluminoso, l’intera stanza diventa una cassa di risonanza. Incombe, ronza, fischia, vibra, fortissimo e pianissimo. L’artista domina la tecnica di questo strumento a tal punto da riuscire a controllare perfettamente i suoni.
Nel frattempo Claudine Denis cammina lungo le pareti e con bacchette e tamburo suona sul legno del soffitto e sulle pietre delle pareti. I diversi timbri e ritmi si mischiano in un volume di suono percepibile fisicamente, che si diffonde per tutta la montagna.
“I muratori che hanno costruito la stalla non immaginavano certo di creare uno strumento musicale”, dice Enrico Ferrari, architetto dell’edificio e presidente di Arte Sella.


Matthias Jackisch
Le performances di Matthias Jackisch nascono sempre dalla località e dal luogo. Perciò egli vive prima per alcuni giorni nella località e prende confidenza con l’ambiente, osservando attentamente i materiali ivi presenti e cominciando a “giocare” con essi. Così prepara gradualmente il suo posto di lavoro.
Alcune costanti che derivano dalla sua formazione di scalpellino sono quasi sempre presenti. La roccia locale affiora di frequente nel suo lavoro: egli la deve lavorare in qualche forma per poterla avere in pugno. Un altro materiale che impiega spesso è la grafite: nella sua patria, l’ex Germania Orientale, i recipienti di grafite venivano usati per la fusione del ferro. Dopo il crollo di questa industria egli ha avuto a disposizione centinaia di quei recipienti e di sbarre. Con essi egli scrive, li incide, li riempie di acqua, fino a quando lentamente si dissolvono.
A Sella si è portato solo una piccola parte del suo materiale; l’ambiente gli ha offerto in grande quantità ciò di cui ha bisogno.


János Szirtes
Il fuoco, l’acqua, la terra sono gli elementi della performance di János Szirtes ad Arte Sella ’92.
Circondato dagli elementi, egli stesso, la creatura umana, è minacciato dalla rovina.
La minaccia, la consegna, l’esperienza esistenziale, questi sono i temi dell’artista, che vive e soffre ogni sua performance con la massima intensità.
La manipolazione degli elementi a Sella non è un’eccezione per Szirtes.
Per lui la vita in fondo è una cosa molto elementare. Questo sentimento si rispecchia sempre nel suo lavoro, in cui, accanto alla performance, anche la pittura è un elemento importante. Tra le due forme di espressione vi è uno stretto collegamento. Così egli lavora su tele annerite con la fuliggine con il suo corpo e vi lascia traccie spettrali. E anche nelle performances oggetti e corpi umani vengono frequentemente lavorati e anneriti con fiaccole e fuliggine.


Creatività Rurales
Le installazioni di “creatività rurale” non sono che manufatti agricoli che i contadini allestivano con i prodotti del loro lavoro, come foglie, legna, granoturco, fieno, e che si è voluto portare a testimonianza della relazione tre le attività umane e le manifestazioni artistiche.
Esse sono state predisposte dai contadini stessi che si sono resi disponibili per questa iniziativa.
La maestria e l’esperienza hanno dettato forme semplici ed essenziali; con Arte Sella esse sono uscite per qualche giorno dall’ambito della fatica quotidiana e divengono inconsapevoli testimonianze di creatività e bellezza.


Fucina Tognolli
Fucina Tognolli: un affettuoso accenno va al luogo di lavoro di un artigiano.
Nella fucina si è rivissuto il mito del vulcano che tra fuoco e scintille dava forme al ferro.
Anche questo è un aspetto noto a molti ma ormai pressoché perduto.

La fucina del signor Onorino Tognolli, sita in località Olle presso Borgo Valsugana, pur se di fatto messa in opera in questo secondo dopoguerra, presenta ancora intatte le originarie caratteristiche di questi impianti. La fucina utilizza una linea d’acqua che un tempo serviva svariati piccoli opifici popolari: la gora, portata fin sull’estremo dell’edificio con un sistema di canali, alimenta due ruote idrauliche, una per il maglio, l’altra per le mole e altre macchine minori. Dall’interno il fabbro, con una leva o stanga, può regolare il flusso dell’acqua e la conseguente velocità del maglio o della mola.
(Dalla guida Beni culturali, Borgo Valsugana di Giovanni Kezich)


ARTISTI CHE HANNO PARTECIPATO
- Marc Babarit & Gilles Bruni
- Jae Eun Choi
- Tonya Kudrass
- Giuliano Mauri
- Alan Sonfist
- Nils-Udo
- Robert Zahornicky
- Stuart Brisley
- Mario Ciccioli
- Roberto Paci Dalò
- Terry Fox & Claudine Denis
- Alain Gibertie
- Matthias Jackisch
- János Szirtes