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archivio (1994)
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Da pietra a pietra, solo qualche linea nel letto del Moggio
di Jean Clareboudt
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Durante l’attenta passeggiata nel letto del torrente Moggio, dei legami, da pietra a pietra, si creano, come loro malgrado, in uno sguardo libero e contemplativo.
Guardo dove saltare da pietra a pietra, gioco d’azzardo, come lanciare i dadi, l’aliosso, ciottoli o piccoli pezzi di legno.
Nell’impossibilità di leggervi il futuro, tracciare delle linee nella corrente, creare una configurazione che aiuti a dialogare con il luogo.
Ambiente reale
Tutti i miei lavori in diversi ambienti naturali si basano sull’intuizione e sulla riflessione che mi hanno portato inizialmente a riconsiderare il rapporto interno/esterno.
Situazione sperimentale: un’interrogazione attuale sulla natura è impensabile per me senza un’indagine e una scoperta della mia natura, del corpo in tutte le sue parti.
Questa ricerca non è formale bensì si incarna, indipendentemente o no dalle tracce visibili. Il suo scopo è la comprensione dei luoghi e di se stessi come luogo, per mezzo di un’azione fatta in collaborazione con questi e con gli elementi. Appare allora un nuovo luogo di sensibilità: manifestazione del sito considerato come un organismo vivente e modificazione di sé tramite un approccio interiore e fisico che esclude qualsiasi protezione aggressiva.
Natura
Le sue nuove dimensioni saranno ormai il piccolo e il frammentario, le terre di nessuno, essendo tutto diventato artificiale soprattutto nei rapporti che devono essere stabiliti: fare silenzio e attivare tali margini.
Luoghi
Coste, spiagge, lande, limiti di boschi e tutti i luoghi di frontiera, dove l’elaborazione naturale non cessa di mettersi in discussione e di disgregarsi.
Luoghi dove lentamente la struttura umana del paesaggio è sottomessa alle forze naturali. Apparire/scomparire, emergere di una situazione nuova che implica un nuovo punto di vista.
Luoghi irriducibili, come il Windberg, la cui topografia lancia una lunga sfida non raccolta a qualsiasi utilizzazione, e per questo investiti e sovraccaricati, anche senza che ne rimanga traccia alcuna, di desideri lucidi e spirituali.
Natura/elementi
Movimenti solari, venti, piogge, grandine, gelo, brina, neve, dall’impalpabile alla fissazione estrema, tramite il ricupero, i giorni, le notti, le stagioni, non per fare dell’arte, ma per accordarsi con il loro ritmo e innescare dei dispositivi che, favorendo il loro passaggio, garantiscano la restituzione della parola ai loro atti.
Materiali
Pietre e rocce
Un’altra dimensione, un interrogativo enigmatico. Non il caos inumano e minaccioso il simbolismo della pietra grezza e della pietra lavorata mi sembra eviti la questione ma qualche cosa come la materia dei miei sogni, una presenza silenziosa che mi porta. Assieme ad altri materiali spesso lavorati ho utilizzato in molti lavori lo scisto arrugginito delle coste della Loira, a monte di Nantes dove si trova il mio atelier; schegge grezze trasportabili che dovevano accordarsi nel peso e nella forma. Lo sgombero di un mucchio di rovine mi ha dato l’idea per il mio lavoro Notes / 10 sculptures. Notes, cioè appunti, perché si trattava di momenti improvvisati, di scarsa importanza. Piccoli ricordi, inventario di un gioco tra il corpo e alcune pietre. Appunti limitati dal momento, dal tempo (e dalla lunghezza di una videocassetta) di dieci sculture. Sculture, perché lavoro su e con lo spazio, perché formulazione. Lavoro non più violento del corpo che impone una forma alla pietra, ma stretta relazione tra il corpo e le pietre.
Qui la scultura è anche corpo. Il corpo definisce la scultura senza proiezione. Spazio, scultura, scultore: tre corpi in elaborazione.
Le due rocce/limiti di Waldrand, i cumuli di alcuni pezzi della serie Un aspect du silente, il terrazzamento circolare di Windberg sono situazioni create che non alterano minimamente le qualità materiali e vibrazionali, le proprietà energetiche del minerale; al contrario, le rivelano e le potenziano, confrontandole con l’esperienza dell’incontro.
Legno e rami
Rami, fusti, tronchi. Energia ascendente / spinta della linfa, passaggio, traiettoria che prende corpo. In tutte le mie utilizzazioni del legno allo stato naturale ho preso in considerazione e amplificato questo aspetto dinamico.
Considero ciò in relazione con la mia pratica del disegno (tensioni, distensioni e linee, scrittura).
Mi piace immaginare che lo sguardo è la linfa dei tronchi d’albero tagliati delle opere intitolate Gués
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Respirazione
Doppio movimento, dall’uno all’altro e sempre Tra: ai miei interventi sull’esterno corrisponde l’arenarsi di questi materiali naturali dentro l’atelier che, più che una factory è una spiaggia. La natura dell’atelier diventa quindi quella dell’atelier naturale.
Natura
Affioramento del rimosso dell’Occidente la natura, sarebbe l’inconscio della nostra civiltà? il trasferimento, l’esibizione forse insopportabili per alcuni: immondizie, rifiuti, gli undici pezzi che costituiscono le diverse versioni di Un aspect du silente sono state velocemente distrutte
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Viaggi
Immersione violenta in un altro spazio. Passo falso desiderato e intrapreso con tutte le sue conseguenze.
Sovvertimento della percezione. Adattarsi a ciò che sorge, lasciarsi andare. Vasi comunicanti.
Stadio poco confortevole: tira aria da ogni parte. Molti sogni, dinamici. Anche qualche incubo.
Si è compiuto quasi a mia insaputa. Waldrand è nato così, senza progetto.
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Affiorare per una boccata d’aria
di Patrick T. Dougherty
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Quando per la prima volta mi trovai a passeggiare lungo il torrente asciutto dietro Casa Strobele, pensai a un tipo particolare di trota di montagna, una che amasse le correnti primaverili, ma che nei periodi asciutti nuotasse semplicemente sulle cime degli alberi e si godesse le brezze estive. Mi immaginai una scultura che desse vita a questi pesci e permettesse loro di vagare nel boschetto dietro ad Arte Sella. Nella loro costruzione venni influenzato dalle forme delle montagne che fanno loro da sfondo, così come dai modelli energetici dei vecchi rami e pezzi di legno depositati sul letto del fiume. Qui ad Arte Sella i pesci possono abitare il cielo, e rami di noccioli intrecciati possono giocare con la vostra immaginazione.
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Chris Drury
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All’interno della montagna
dentro l’albero
guardando fuori dalla montagna
attraverso gli alberi
verso le montagne e il cielo
Amo le montagne e la valle di Sella è circondata da montagne, ecco perché ha un clima caldo e umido, aria fresca e acqua buona e pura. Mi sono reso subito conto che, qualsiasi cosa avessi fatto, avrei dovuto tener conto delle montagne e creare qualcosa in modo da attirare l’attenzione su di esse. Non ero mai stato nella valle di Sella e non avevo idee preconcette su ciò che avrei potuto fare.
Il primo passo è stato quindi quello di cercare un luogo che offrisse una bella visuale verso le montagne e un facile accesso alle pietre. Per tre giorni ho camminato su e giù per la valle, seguendo i corsi d’acqua ed esplorando i fianchi delle montagne.
Il primo luogo che ho trovato era a 200 metri dalla casa, ma l’ho scartato perché era troppo facile. Ho poi trovato due luoghi bellissimi al di fuori del territorio di Arte Sella, ma per vari motivi non abbiamo potuto ottenere il permesso di lavorarvi; così sono ritornato al primo, che era comunque perfetto.
Ho deciso che ciò che volevo costruire era un rifugio di pietra che rievocasse la forma della montagna. Per fare questo usando il minimo indispensabile di pietre era necessario costruire una struttura interna, che ho preparato usando noccioli intrecciati. Il risultato: legno dentro la roccia, albero dentro la montagna.
Il simbolo del viaggio della psiche umana in alcune culture è la montagna, in altre l’albero.
Ad Arte Sella io stavo tentando di fare un amalgama di entrambi. L’intenzione divenne allora quella di creare qualcosa con uno sguardo all’attualità della natura le montagne -, che riconoscesse però la separazione culturale dell’uomo dalla natura. In altre parole, entrando nel rifugio, montagna cava dentro l’albero, una persona vede l’attualità della natura dal rifugio della cultura.
Per rinforzare l’idea di recinzione mondi dentro mondi, strati di realtà ho costruito con noccioli intrecciati un altro rivestimento esterno per coprire la roccia. Così dall’interno si guarda fuori attraverso il legno, attraverso la pietra, ancora attraverso il legno, oltre il pino solitario verso le montagne.
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Gabriele Jardini
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Sono nato a Gerenzano (VA) il 9 maggio 1956 e la mia formazione è prevalentemente musicale; sono diplomato al Conservatorio in direzione di coro e canto corale e ho studiato per alcuni anni composizione. Attualmente insegno musica presso una scuola media.
La mia attività artistica è iniziata relativamente tardi, nel 1981, e solo dall’inverno del 1985 ci sono stati i miei primi timidi tentativi di intervento nella natura: lavoravo con dei bastoni in equilibrio a guisa di mobiles di Calder, che appendevo sugli alberi o in casa mia sui mobili.
Un punto di riferimento importante per la mia ricerca sono stati i lavori degli artisti Long e Penone, in particolare di quest’ultimo le pietre che incastrava tra i tronchi degli alberi di castagno.
Alla fine dell’87 ho visto sulla rivista Juliet una foto di un certo Timo Woliakka, nella quale vi era un cespo di rose con a terra una fila di petali. Grazie a questa immagine capii che potevo usare tutti i materiali della natura.
E’ proprio dall’inizio dell’88 che ho proseguito con una certa sistematicità a lavorare direttamente nella natura. Si è così stabilito, nel corso di questi anni, tra me e l’ambiente un rapporto più intimo che la macchina fotografica cerca di catturare.
Clessidra 1
Faggi, pietre di torrente
Sassi bianchi
a intervalli, per millenni, rotolando nei fiumi o dai pendii
si depositano
come granelli di una clessidra
scandendo il lungo tempo geologico: montagne di sabbia.
Clessidra 2
Rami di faggio marcescenti, pigne
La serpe, scivolando tra sassi e rami, stringe,
allarga e restringe il proprio corpo
imprimendo, per poco, la forma del luogo
in cui è passata.
Clessidra 3
Faggio, muschio, ramo marcescente di faggio, foglie di ciclamino
Un ramo, ai margini di un tronco,
abbraccia e ingloba la sua essenza che diviene,
almeno per poco, colore, prima di ritornare
a mimetizzarsi di nuovo con ciò che vi è attorno.
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Il muro: installazione per cittadini
di Mikael Hansen
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E’ una costruzione fatta di tronchi e rami che si estende per una lunghezza di circa 30 metri. E’ composta da una palizzata che segue il terreno di albero in albero sul fianco boscoso di una montagna. Parte della costruzione è progettata come una stanza aggettante dalla montagna.
In questo modo è possibile avere la sensazione di essere sia all’esterno che all’interno nello stesso tempo.
Le parole d’ordine durante il processo creativo erano fiducia e sicurezza e protezione contro la natura = affrontare la natura.
E’ stato veramente fantastico trascorrere l’intera giornata dalla mattina alla sera, nel silenzio del bosco più fitto, giocando con i materiali offerti dalla natura e in buona compagnia di due validi aiutanti.
Terminato questo lavoro, ho deciso nei restanti giorni di fare alcuni esperimenti.
Primo esperimento: 4 x 880 cm2 di suolo boschivo
In una massa senza speciali caratteristiche, vengono sottolineati a caso alcuni elementi. Quest’opera formata da quattro quadrati di suolo boschivo cresceva a vista d’occhio. L’idea esisteva da tempo, ma era stata accantonata in qualche parte della mia mente. Adesso era il momento di realizzarla.
Secondo esperimento: danza del fiume
Il letto di un fiume attraversa il terreno di Casa Strobele. Quando siamo arrivati il fiume era asciutto, quando siamo partiti il fiume era così ricco d’acqua da impedire ogni tentativo di installazione.
Parola d’ordine: collaborazione.
Entrambi gli esperimenti sono riusciti nella misura in cui la base per continuare nuovi lavori in tale direzione è stata fondata.
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Eiji Okubo
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Il fattore più importante che dà vita e significato alla mia opera è la posizione del luogo (la scena) dove si trova il mio lavoro.
Dov’è la riva, dov’è il bosco? Qual è il bosco? Qual è la forma del luogo, e la direzione?
L’anno scorso durante Arte Sella, quando il sole sorgeva da oriente, la mia opera era illuminata in modo stupendo e poi, al tramonto, l’ombra del grande albero copriva il mio lavoro.
L’idea è quella di ridare vita ai materiali inanimati e di mostrare il riciclaggio del bosco.
L’opera rappresenta un’immagine del buddismo che identifica con le diverse forme geometriche parti del corpo e gli elementi della terra.
Il quadrato rappresenta la terra e le gambe.
Il cerchio rappresenta l’acqua e il ventre.
Il triangolo rappresenta il fuoco e il torace.
Il semicerchio rappresenta l’aria e la bocca.
Il cerchio piccolo rappresenta il cielo e su questo si innalza l’albero che significa la natura.
Dalla parte opposta c’è un sedile dove è possibile meditare guardando la natura (l’albero) attraverso le figure sul prato (elementi).
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Pietre sospese
di Herman Prigann
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Un dialogo tra albero e pietre, un dialogo tra il vento nell’albero che muove le pietre sospese e le pietre che giacciono a terra.
Albero è uguale a crescita, vento è uguale a movimento le pietre sospese e quelle che poggiano sono due espressioni della forza di gravità.
Nel mio lavoro questa installazione corrisponde all’oggetto realizzato dieci anni fa a Vienna Hanging Tree un albero con le radici capovolte e sospeso un pendolo lungo 23 metri.
Tavolo di pietre un secondo lavoro per Arte Sella. Una radice rovesciata viene riempita di sassi in modo da formare un piano di pietre. Un gioco associativo con il rovesciamento dei rapporti naturali.
Arte e natura un dialogo dell’immaginario
Un excursus sul riflesso estetico della natura nell’arte
Il concetto di natura, come lo uso qui, è congruente al concetto di materia (mater!), cioè la sostanza fondamentale della realtà. Questa realtà in quanto continuità spazio-tempo ci circonda e ci penetra completamente. Il ritrovarvi coordinate estetiche, la loro rappresentazione, è la riflessione poetica del movimento della mia percezione. Noi possiamo dire anche che natura = materia nel senso qui inteso è il fondamento della realtà fisica e che questa è alla base di ogni altro ambito dal quale si sviluppa il nostro mondo reale. Il maggiore avvicinamento di una riflessione poetica a questo sviluppo è il respiro silenzioso all’uniscono con il ritmo delle onde del mare. Ciò sarebbe lo stato empirico ideale del nostro Io nel ritmo del mondo = respiro battito cardiaco movimento delle onde e il calore della pietra al sole sulla quale siedo. Giunti a questo punto si presenta l’estetica del movimento totalitario.
La natura, così come noi la percepiamo e ne veniamo a conoscenza, siamo noi stessi. Questo riconoscimento dell’ESSERNE PARTE conduce allo spazio poetico di metafore artistiche. La formulazione delle stesse è un dialogo delle immaginazioni sulla o nella natura.
Noi siamo e facciamo la nostra storia. Nel paesaggio, questo insieme oscillante di materia in movimento, si manifesta come traccia del nostro agire. Questo agire è un riflesso delle nostre immaginazioni e dei nostri desideri, è FARE intenzionale nella e con la nostra natura sia interna che esterna. Noi oscilliamo con essa. La nostra storia quindi è la rappresentazione dei nostri desideri e la sua manifestazione ha dato forma all’immagine della nostra realtà. Se noi guardiamo in questo specchio, vediamo l’ombra della nostra dimensione poetica interna. Le manifestazioni dell’arte sono le cifre di quest’ombra un’eco del primo riconoscere NOI CI SIAMO.
La mia precedente osservazione sul nostro tema aveva un luogo la spiaggia. Una spiaggia immaginaria, quel confine, poiché gli elementi si dividono e si toccano. Ora ci voltiamo e io vi invito a seguirmi nel bosco delle associazioni. La strada si perse in un ampio prato di montagna autunnale.
Delimitato su entrambi i lati da scoscese pareti rocciose, questo prato verde mosso leggermente dal vento si estendeva fino all’orizzonte in leggera salita. Dietro, più lontani, i profili delle montagne, sopra le quali si delineavano nell’azzurro bianche torri di nubi. Il prato ondeggiante era fiancheggiato su entrambi i lati da un bosco di alberi d’alto fusto e nella forra si sentiva scorrere l’acqua.
Gruppi di alberi solitari davano un certo ritmo a questo spazio diviso in luci e ombre, e tutto era pervaso da un grande silenzio. Il luogo di cui sto parlando è la Val di Sella in Trentino. Ma è anche un luogo che è già esistito in me, che si collega con ciò che ho trovato.
Esprimere sensazioni-atmosfere nelle forme dell’arte, a condizione di trovare una corrispondenza oggettiva perché il fantastico si trova nella realtà.
L’apparizione di qualcosa al di fuori di noi ha la sua corrispondenza, come ricordo proiettato all’interno della nostra esperienza con l’esterno.
Anche nel paesaggio- natura è impressa una memoria culturale. La pelle della terra conserva quel graffio culturale. Questo lavorare nella e con la natura entro criteri estatici rimanda da un lato ai ricordi intessuti nella pelle della terra, ai graffi provocati in precedenza dall’agire culturale, dall’altro al dialogo attuale degli artisti per trattare questo ricordo della nostra storia nel paesaggio.
L’arte si è sempre riferita alla natura quale sede del poetico, oppure l’artista si definisce a partire da questa conoscenza come chi cerca e trova nell’ambito poetico della natura.
Giunto nella radura più interna, il bosco mi circonda delimitato dalle montagne del mio ricordo. Questo è il luogo dove prendere una decisione. Quali sono le coordinate dell’estetica in questo luogo?
L’albero, calmo e nel vento.
Il ceppo con le radici di un albero divelto segni della mutazione continua.
Le pietre sul monte e nel torrente.
In un’ulteriore riduzione all’essenziale di queste associazioni sorgono le installazioni Hanging Stones e Stone Table.
Movimento e calma capovolgimento e trasformazione.
Di quest’arte si dice che essa esige molto dal visitatore e dall’osservatore, ma gli offre anche quel qualcosa in più che deriva dal suo rapporto armonico di installazione artistica nell’ambiente. In questo rapporto è presente la complessità antropologica che conduce oltre la categoria dell’arte, come dimostra l’apparizione dei moderni.
Ora lasciamo questo luogo, coscienti che queste opere d’arte conducono il loro dialogo interno con l’ambiente circostante, con il tempo atmosferico, con il tempo che muta, con la luce e con se stesse.
Scaliamo infine una delle vette vicine, passando davanti all’acqua scrosciante della gola, e andiamo in alto per uno sguardo retrospettivo a quella progressione artistica di cui incontriamo tracce nella valle.
Rupert Sheldrake ha pubblicato nel 1990 il testo The Rebirth of Nature. Le prime installazioni artistiche nell’ambiente, intese come sculture ambientali, sono sorte con la landart negli anni Sessanta.
Il riferimento ai segni arcaici della terra, nel senso di una concentrazione sulla misura geometrica e geomantica in loro immanente, era qui un aspetto essenziale.
Natura! Noi ne siamo circondati e avvinti impossibilitati a uscirne e impossibilitati a penetrarvi più profondamente. Vi viviamo dentro e le siamo sconosciuti
Il suo spettacolo è sempre nuovo perché essa crea sempre nuovi spettatori. La vita è la sua invenzione più bella e la morte è il suo artificio di avere quattro vite. (J.W. Goethe, Frammento sulla natura, 1869).
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ARTISTI CHE HANNO PARTECIPATO
- Jean Clareboudt
- Francesco Cocco
- Sini Coreth
- Patrick T. Dougherty
- Chris Drury
- Mikael Hansen
- Gabriele Jardini
- Eiji Okubo
- Herman Prigann
- Philip Corner
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