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archivio (2002)
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Intersizi
di Matilde Grau
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1. (Dal at. Interstitìum). m. Fessura, fenditura o spazio, per lo più piccolo, che sta fra due corpi o fra due parti del medesimo corpo.
2. Spazio o distanza tra due tempi o due luoghi, intervallo.
La scultura nel bosco intitolata lntersticios consiste in un cubo di profili metallici ricoperto da grossi blocchi di legno. Questi blocchi, per definizione, sono separati da piccole fessure attraverso le quali si intravede l’interno dell’opera. Interno che non vediamo chiaramente, ma che si manifesta come uno spazio che regge e sostiene i differenti pezzi di legno.
A differenza delle altre precedenti opere situate sul medesimo percorso, come una torre per l’avvistamento degli uccelli o una vecchia trincea della prima guerra mondiale, l’osservazione della scultura si realizza dall’esterno verso l’interno. La sua particolare ubicazione, su un terreno di grande dislivello e circondato da un sentiero, ne permette la visione da punti di vista molto diversi. Quando saliamo per il sentiero vediamo la scultura come una grande costruzione geometrica e quando la vediamo dalla parte alta, ci sembra una cassa, un dado. Questo repentino cambio di scala crea una metafora della nostra vita. Di ciò che siamo all’inizio e alla fine del nostro cammino.
L’intervallo di tempo trascorso tra la costruzione delle vecchie opere (torre e trincea) e la nuova scultura (Interstizi) provoca, nello stesso tempo, un dialogo nel quale il tema comune è l’interstizio, quella piccola fessura destinata all’osservazione.
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La cattedrale vegetale
di Giuliano Mauri
Lupi
di Sally Matthews
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Il mio lavoro è un elogio agli animali, per ricordare il nostro bisogno spirituale di essi e l’esempio inestimabile che la loro natura ci offre.
I lupi sono i nostri compagni evolutivi, ma il nostro potere sul loro habitat e sulla loro esistenza è troppo grande.
Arte Sella sembra avere la foresta perfetta in cui incontrare i lupi, ma tristemente non ce ne sono. Il luogo è molto importante per la mia opera: esso permette che i miei lavori vengano percepiti prima come se fossero animali e, solo dopo, come sculture. In questo caso lupi, che attraverso gli alberi provocano la nostra reazione istintiva.
È quest’unica impressione che mi ispira la loro diversa forma, il movimento, l’odore e la natura, la loro presenza.
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Come un alveare, come un uovo
di Steven Siegel
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Su un ripido pendio nel bosco c’è una grande scultura, alta 8 metri, costruita con strati di legno e giornali. La forma è realizzata con un razionale uso dei materiali, da ciò il titolo Come un alveare, come un uovo. Dopo molti anni, i materiali si degraderanno per ritornare alla foresta da dove sono venuti. Le parole sulla carta e le storie che esse raccontano, saranno leggibili durante tutta l’esistenza della scultura.
Gigi, Aldo, Diego e io abbiamo impiegato tre settimane per la costruzione dell’opera e ci siamo conosciuti, ci siamo divertiti e arrabbiati nonostante la barriera della lingua. Abbiamo usato il linguaggio delle mani, tracciato disegni, gesticolato e consultato il dizionario Inglese/Italiano quando era necessario. Alla fine della prima settimana sembravamo capirci gli uni con gli altri e loro hanno escogitato nuovi e migliori modi per fare cose che io facevo da anni.
Il pezzo rappresentava una sfida sia tecnica che fisica che non sarei stato in grado di superare senza di loro, e sarò per sempre loro grato per l’aiuto e la compagnia.
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Disco
di Thierry Teneul
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Legno di melo, legno di carpine, filo di ferro... 3,5x4x0,5 m.
Prelevato dal centro della corona astrale, il disco segna l’inizio di un cammino.
Cercando di uscire dalla foresta oscura, noi tendiamo verso la luce.
Il giorno si manifesta, Helios si rivela e la nostra memoria gli rende ragione.
Avviene un’eclisse. Dopo un momento d’illusione di sapere, ecco i nostri pensieri nuovamente spinti nei misteri della notte.
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Helios
di Thierry Teneul
Legno di carpino, filo di ferro. 6,5x7x1 m. Dal legno tortuoso carico di storie, portatore di saggezza ed esperienza, nasce un cerchio. Simbolo di unità, suggerisce la possibilità di una nuova armonia tra gli esseri. Sostenendosi reciprocamente, le entità legnose strutturano lo spazio e nutrono la scultura delle loro differenze.
Lontano dall’essere un momento d’arresto, l’opera afferma il suo carattere ciclico. Al posto d’essere la rigida constatazione di un momento illusorio, è vicina al tempo che passa e ripassa.
Ci rammenta che non c’è inizio né fine...
Un cammino da Pouges alla Valle di Sella
di Marinette Cueco
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Presentazione di Henry Cueco:
Mi è stato richiesto un compito difficile, quello di presentare il lavoro di Marinette, mia compagna da molti anni.
Questa presentazione, che potrebbe quasi apparire una celebrazione, può mancare naturalmente di oggettività. La pace matrimoniale esigerebbe che io fossi elogiativo, anche se non sono il solo ad ammirare il suo lavoro, ma voglio restare oggettivo.
La fase iniziale di Marinette è senza dubbio legata al sua rapporto con il lavoro abitualmente riservato alle donne (nella nostra società proto e post maschilista, ma sempre maschilista in effetti). Si è trattato per lei, oltre le lotte interne al rapporto di coppia da cui è uscita solo parzialmente vittoriosa, di accedere ad un territorio di libertà senza rinunciare alle acquisizioni tecniche e sensibili del lavoro alienato e ripetitivo legato agli impegni del rapporto di coppia.
Perché il vegetale si è allora imposto come mezzo di questo passaggio?
Come mai un bel giorno un piccolo oggetto intrecciato in forma di muta animale è sembrato così strano, così misterioso che l’avvenire di Marinette ne è stato sconvolto?
A quell’epoca, da quanto mi ricordo, non è stata la cultura ambientale (siamo negli anni ’70) né la conoscenza delle tendenze legate alla natura ( Land-Art, Natur -Art, Arte Povera) che hanno influenzato questo inizio. In seguito, quando si studierà la storia dell’arte, si scopriranno, ad esempio come per il Fauvismo all’inizio del XX secolo, delle apparizioni simultanee in diversi punti dell’Europa e del mondo, senza che gli artisti di fossero conosciuti.
Quando parla del suo confronto con il materiale eletto, il vegetale, Marinette spiega come il suo problema fosse la trasmutazione di un materiale friabile, caduco, di piccole dimensioni, rigido l’erba in un oggetto solido, di grandi dimensioni, flessibile e duraturo, un oggetto nel quale l’elemento di base l’erba- continui a vivere attraverso il suo odore, il suo colore, la sua forma, la sua leggerezza.
Lei descrive con precisione di poeta e passione scientifica, la sua ammirazione per il regno vegetale; la pianta si allunga, cresce, si spiega o si ripiega, si nutre o si adatta e prende da questo adattamento le sue forme complesse, decorative per l’esigenza di mimetizzarsi e questo in virtù di un’immobilità imposta dall’attecchimento.
Per quelli che non conoscono il percorso della sua opera, le cose più notevoli che si possono vedere sono gli arabeschi a volte giganteschi, come il pannello di 3m x 9m esposto al Barbican Center di Londra, le trecce della dimensione adatta a un parco presso la fondazione Rodchild. Un posto invernale a le Halle, Le lenzuola a Namur in Belgio e a Blan Nesuil, Le pietre cattive e Le ardesie legate; gli erbarii hanno la forma di una scacchiera gigantesca dove si sfiorano le terre, i frammenti insoliti di vegetali.
In questi famosi erbarii c’è un aspetto inedito che lega, attraverso la quiete dei vegetali, la valle di Sella e il nostro luogo di nascita e la via che lei ha chiamato Les Pouges, che significa Le alture .
Il lavoro comincia con delle passeggiate a piedi nei dintorni della nostra casa, nella campagna, in Correze.
Questa casa è adatta al nostro lavoro e comprende atelieres d’estate e d’inverno e un parco. Il parco è diventato nel corso degli anni un luogo di natura ordinata, una sorta di teatro con i suoi piani, i suoi sfondi le sue fughe verso l’orizzonte.
Sotto la proprietà una strada incrocia un ruscello. C’è una piccola valle nella quale, durante la guerra, viveva un gruppo della Resistenza che occupava un’apertura nella roccia, antica caverna preistorica.
E’ un paese verdeggiante, dove il suolo è granitico; fino a non molto tempo fa ci vivevano ancora dei poveri contadini che non avevano mai compiuto, dai tempi del Neolitico, grandi cambiamenti nel modo di vivere e nelle abilità tecniche.
La vegetazione è abbondante nelle zone residue negli gli spazi dimenticati dalle colture intensive; il resto è ancora foresta inesplorata, i margini dove si accumulano specie selvagge, alcune in via di estinzione.
La nostra piccola proprietà di un ettaro e mezzo è rifugio di piante e uccelli e, alle volte, di qualche cerva superstite, capriolo, coniglio o lepre. Di povere prede sterminate dalle armi della caccia che utilizza sempre più spesso le tecniche della guerra moderna.
Per Marinette la passeggiata consiste inizialmente nello scegliere le piante appena nate in modo di apprezzare il loro grado di maturità e poter dedurre la data di raccolta.
Per quanto mi concerne, ricopro un ruolo modesto, alle volte con il muso, di compagno docile portatore del sacco di raccolta attento e curioso dei nomi delle piante. Per poca memoria e per gentilezza dimentico gli insegnamenti che mi sono stati impartiti in latino o nella lingua popolare e ciò obbliga la mia professoressa a far uso della sua scienza nei giorni che seguono.
Le raccolte si fanno a misura della necessità del lavoro e le piante raccolte saranno messe in mezzo a carta assorbente creando una sorta di pasta-sfoglia, di pasticceria di erbe.
Messe sotto pressa, le piante vi rimarranno fino a quando saranno soddisfacenti per il laboratorio della strega o dell’artista.
Per gli erbarii, ogni sera del mondo e della vita è consacrata alla mondatura, sgusciatura, taglio, trattamento dei nodi, setacciatura delle terre, ecc., che permettono di riempire questa scacchiera gigante fatta di colori rari e di materia raffinata.
Le terre sono prelevate da diversi luoghi del nostro vecchio paese: terre rosse ferrose, aranciate, ocra, terra di Siena, terra d’ombra, rara terra verde (filone trovato passando in macchina).
Il prelevamento è annotato, datato, identificato.
E’, cioè, raccolta vegetale o minerale.
Così si costruisce, nello stesso tempo di un’opera, il percorso di una vita, i suoi tempi scanditi dalla raccolta.
La conclusione di tutti i prelevamenti ricostruisce, o piuttosto rivela, un aspetto inatteso della pianta.
La si vede come non mai, la si scopre per le sue preziosità, i suoi mimetismi di protezione, i suoi slanci decorativi. L’innocenza delle sue rotture e l’ingegno delle sue astuzie adattive.
Dentro questo erbario singolare che rivela ciò che non si vede più a forza di vedere, ogni pianta è rigorosamente definita dal suo nome scientifico latino e da quello popolare, per noi l’occitano, lingua che circola fino al Piemonte e nel quale si riconosce ancora la traccia.
Ma ogni parte dell’erbario si deve leggere prima di tutto come un’opera plastica, riappropriazione dell’artista e rivelazione sorpresa prima di tutto dell’immagine.
Noi vediamo, infine, attraverso questa trasformazione sottile, piante e minerali deviati dal loro percorso fitoforme, clorofillico, zoofito, mineralogico; qui diventano piuttosto solo materiali polverosi, granulosi, pigmentosi, geometrici
Si apprende infine molto più sulla natura, i legami, i licheni, le muffe, le terre
L’erbario gigante è un paesaggio tempestato, visto da uno strapiombo, evocante i paesaggi spezzettati dei viaggi in volo della nostra era moderna.
Ma la loro descrizione e la loro funzione sfugge alla speculazione intellettuale ed ai discorsi. Gli erbarii, come tutte le opere d’arte, aggiungono la loro realtà alla realtà del mondo.
Il lavoro degli artisti nella natura (Land - Art, Natur - Art, Minimalismo) evolve tra fusione e dominio della natura; il lavoro di Marinette si pone per rispetto, dignità e modestia al di là del gesto di autocelebrazione per il compiacimento estetico.
Certo, il suo lavoro si inserisce in questa linea di artisti che intrattengono un rapporto stretto con la natura, ma per Marinette si tratta di un’attitudine a penetrare la necessità di venerare questa natura che ha sempre proclamato essere più inventiva ed artista di lei stessa.
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ARTISTI CHE HANNO PARTECIPATO
- Marc Babarit & Gilles Bruni
- Paul Feichter
- Johann Feilacher
- Matilde Grau
- Sally Matthews
- Belle Shafir
- Steven Siegel
- Thierry Teneul
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