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archivio (1990)
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Concerto di pianoforte LÁSZLÓ BALLA - Ungheria (settembre '90)
Concerto di Gong "Stille Im Sturm" JOHANNES HEIMRATH (settembre '90)
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"La mia musica sui gong è come una passeggiata sulle colline. Come varia la luce del giorno, il terreno, la pendenza, il bosco, il lago, la casa, l'uomo che incontro, la sera che scende, così variano i suoni. Sorgono uno dall'altro, si spengono, si interrompono, si creano spazio. Essi riflettono il dolore e la gioia, la tensione e il rilassamento.
L'effetto vigoroso della carezza.
C'è un ritmo che conferisce stabilità ai suoni, movimento, sfiorare il metallo con le mani, ai tamburi, il percorso da un gong all'altro.
Performance, pace, meditazione.
Il tutto cosparso di suono".
Johannes Heimrath suona i suoi strumenti in un modo particolare: egli produce un "bagno di suoni" costante che avvolge completamente l'ascoltatore e lo commuove fisicamente. Passaggi molto dolci si trasformano in suoni di forza elementare e risonanti. La musica è basata sulle diverse sfumature sonore dei gong e segue un percorso che porta ad un grande apice dinamico e si conclude infine nel completo silenzio.
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Inaugurazione Arte Sella 1990 (settembre '90)
Inaugurazione BIOBIBLIOTECA
Poesia contemporanea - progetto di CAROLINE MENEGOL (settembre '90)
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Poeti:
BERNARD HEIDSIECK - Francia
GEORG JAPPE - Germania
HARRY MATTHEWS - U.S.A.
CAROLINE MENEGOL - Francia
SARENCO - Italia
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Spettacolo teatrale "Harmonices Mundi" di Keplero - COOP. KOINÈ (settembre '90)
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"Gli innumerevoli motivi che ci inducono a scegliere Keplero come "drammaturgo" per questo nuovo spettacolo sono tutti inscrivibili nel progetto complessivo che Koinè sta attuando sul rapporto che legava, e forse ancora lega, arte e scienza. Il metodo kepleriano di indagine realizza una sintesi molto vicina al processo di intuizione nell'arte (condizione naturale, del resto, nel Rinascimento, quando non erano ancora delimitati i campi dell'arte e della scienza); non fa mai uso di strumenti che acutizzino i sensi ed, inoltre, utilizza un pensiero sintetico, che cerca uguaglianze. Questo riconduce l'indagine, connettendone il materiale osservato, ad una armonia (Harmonices mundi) che esiste sempre, ma che non riusciamo a percepire, perchè confusi dal pensiero analitico, che cerca differenze.
Col sistema eliocentrico copernicano la terra aveva perduto la sua posizione privilegiata; il cosmo non la ornava più (in greco "cosmo" significa "ornamento"), la terra era diventata una parte del tutto. Utilizzando "oggettivi" metodi matematici, Keplero si impegnò nella ricerca di una nuova armonia. Secondo i suoi studi, le orbite dei pianeti sono racchiuse in poliedri regolari e la loro velocità orbitale si trasforma in frammenti di melodie musicali peculiari di ogni astro. Già i pitagorici attribuivano ai pianeti suoni propri che, mescolati fra loro, creavano un immenso accordo cosmico, non percepito dall'uomo, abituato ad udirlo fin dalla nascita.
Dapprima per Pitagora, poi per Giordano Bruno e infine per Keplero, la natura è dunque la divinità, l'oggetto limitato contiene l'infinito ed ogni cosa è un'individualità essenziale. Più tardi Galileo modificherà completamente l'approccio con la natura e separerà definitivamente lo spirito connettivo dell'arte da quello analitico della scienza. L'oggetto dell'indagine "diviene pura quantità, o comunque una selvaggina da catturare, uno strumento da forgiare secondo l'utilità dell'uomo, da interpretare secondo un finalismo terreno, un problema dell'intelletto, una catena di cause ed effetti". All'espansione del cosmo e all'acutizzazione degli strumenti di indagine sembra, purtroppo, corrispondere un "restringimento" della mente e della natura. Dopo Galileo, l'"arroganza" del dato oggettivo degli scienziati costringerà gli artisti (esclusa qualche eccezzione, che ha con Goethe il massimo esponente) a cantare soltanto se stessi, attraverso un processo non più creativo, ma semplicemente espressivo ed autobiografico.
In una stupenda prefazione a Teoria della Natura, Giorgio Colli scrive che il poeta-scienziato aveva "un'uguale avversione per la confuzione mistica di ciò che è dissimile e per l'intervento esorbitante ed intempestivo dell'intelletto, che ordina arbitrariamente i fenomeni. I sensi sono veritieri - non bisogna cercare nulla al di là di essi - ma ci danno una rappresentazione isolata: per penetrare all'interno dell'oggetto noi dobbiamo ripetere instancabilmente gli esperimenti (spettacoli), variandone appena le condizioni, osservandoli come contigui e affini, restaurando così il collegamento della natura. Si ottiene allora l'esperienza superiore, l'oggetto vero, cui il soggetto, che lo conosce, si connette pur sempre in modo essenziale, senza tuttavia falsarlo. L'intelletto può operare qui senza turbamento, purchè si limiti ad accompagnare l'estensione dell'indagine, astenendosi da velleità sistematiche".
Questo breve passo rappresenta per Koinè una sorta di manifesto, un'indicazione metodologica fondamentale, che ci permette di operare e muoverci sulla soglia, in quella fascia instabile e ipersollecitata che divide due opposti (arte-scienza).
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Spettacolo "I colori della razza" - COOPERATIVA KOINÈ (settembre '90)
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Numerosi episodi di intolleranza razziale, mostrano che l'idea di una società multietnica è ancora lontana dal realizzarsi e che molto occorre fare per accrescere l'informazione e la cultura della solidarietà.
Sui quattro elementi naturali (acqua, aria, fuoco, terra) sono costruite quattro scene consecutive, "interpretate" da un attore videoproiettato sullo schermo. Le sue parole sono accompagnate dalle immagini di 10 televisori. Il suo linguaggio è semplice, preciso ed essenziale. Non ha un nome, perchè il suo nome è "tutti i nomi". Il colore della sua pelle cambia continuamente, perchè lui è "tutti gli uomini".
Non si vuole dimostrare che tutte le razze sono uguali, ma che gli uomini di qualsiasi razza e cultura (così come tutte le forme viventi) godono dello stesso diritto alla vita e dunque alla storia. La paura e la diffidenza verso lo straniero, il diverso non hanno ragione d'essere, perchè i colori della razza sono le proprietà umane di un corpo infinito.
Tavola Rotonda "Arte Scienza Natura" - UNIVERSITA' DI TRENTO (settembre '90)
Video performance "IL FIUME" di CORRADO COSTA - COOP. KOINÈ (settembre '90)
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In questa performance si mescolano, senza confondersi, scritture invisibili: la scrittura video, la scrittura cinematografica e la scrittura teatrale. "Materia" della performance è la poesia "Il Fiume" di Corrado Costa, che interagisce con la luce elettronica del video, con la luce chimica del cinema e con la luce "naturale" del teatro. Tre sistemi che interagiscono si trovano anche nel cervello umano (Mclean). Sistemi comunicanti ma dotati ognuno di peculiari caratteristiche. Al centro della scatola cranica è il cervello rettile, l'antico, dove dimorano i bisogni basilari. Rettile è il video: scarnifica la poesia per ricondurla al basilare e ne congela il contenuto. Il cervello rettile è avvolto, avviluppato dal sistema limbico, il generatore di emozioni. A lui si devono paura, odio, amore ... Limbico è il cinema: aggiungendo mistero e proliferando in ambiguo, amplifica la poesia e ne moltiplica il contenuto. Sui due la tortuosa neocorteccia, privilegio dell'umano, associa, con l'ausilio dei sensi, l'interno all'esterno, la mente con l'universo. Mescola le informazioni provenienti dal cieco rettile e dal sordo limbico con quelle degli occhi, delle orecchie, del naso, della lingua e della pelle, e genera idee. Così è il teatro: alchemico, assorbe video, cinema e poesia per proliferare non in etici ideali, che null'altro sono che idealismo morto, ma idee.
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